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28/10/2006
Nuovomondo di Emanuele Crialese (Italia-Francia, 2006)

L'odiessea degli immigrati italiani del secolo scorso, la loro povertà e le loro speranze, disvelati attraverso il viaggio della famiglia Mancuso. Dall'altra parte dell'oceano, lontano da una Sicilia aspra e irta, l'America: fantastico paradiso sulla terra dove fiumi di latte bagnano le radici di alberi carichi di monete d'oro.
Vincitore del Leone d'Argento a Venezia, e stendardo del cinema italiano alla prossima notte degli Oscar, Nuovomondo è, già per questo, un film inattaccabile. Poetico, raffinato, dolce, triste e divertente: l'ultima opera di Crialese, regista dello splendido Respiro, è uno di quei rari film capaci di mettere d'accordo pubblico, critica, cinefili più o meno radicali e giurie più o meno preparate.
Il viaggio dei Mancuso, insieme alla loro affascinante e misteriosa compagna dai capelli rossi, è narrato con dolcezza un po' trasognata, dietro al filtro di un neorealismo magico alla portata di qualsiasi spettatore. Fiumi di latte, carote giganti, olive grandi quanto palloni da rugby. L'America di Crialese è terra puramente immaginata e immaginaria e, per questo, mai rappresentata o rappresentabile sullo schermo, se non attraverso il filtro delle parole di chi la vede, ma da lontano, come una babele di torri incomprensibili.
La regia, elegante e precisa, non si abbandona a virtuosismi e schiaccia a terra, quando può, i piccoli uomini protagonisti di questo lungo viaggio. Indimenticabile il tango di sguardi tra il bravissimo Vincenzo Amato e Charlotte Gainsbourg, intrappolati in un gioco di occhi e tubi sul ponte di una nave che vaga senza meta per il mare.
Eppure a Nuovomondo manca qualcosa per poter entrare, di dirittto, nei libri di storia del cinema delle prossime generazioni. Forse è quella spontaneità e freschezza che tanto ci avevano affascinati in Respiro, qui sostituita da un elegante e precisa confezione, colta e cinefila, ma forse meno sanguigna.
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