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28/07/2006
Ogni cosa è illuminata di Liev Schreiber (Usa, 2005)

Un giovane e occhialuto ebreo americano, affetto da un forma compulsiva di collezionismo, parte per l'Ucraina alla ricerca del passato della sua famiglia. In un viaggio (male) organizzato da un stramba agenzia di viaggi scoprirà che il passato, anche quando sembra rimosso, lascia delle tracce che nessuno può cancellare.
Un road movie sgangherato, poetico e malinconico. L'opera prima dietro la macchina da presa di Liev Schreiber, figlio d'arte e apprezzato interprete di The Manchurian Candidate, è un piccolo, indispesabile, film sulla Shoah e sul ricordo. Fedele adattamento dell'illuminante (è il caso di dirlo) romanzo di Jonathan Safran Foer, giovane rivelazione della letteratura americana contemporanea, il film di Schreiber è una preziosa, e spassosa, odissea alla ricerca di un passato che non scompare.
Colori vivi e abbaglianti, interpreti perfetti (primo fra tutti Elijah Wood), una regia intelligente e un approccio 'scritto' alla forma cinema (divisione in capitoli, voce narrante, ecc...), Ogni cosa è illuminata fa ben sperare sulla futura carriera di Schreiber dietro la macchina da presa, che dimostra sensibilità e gusto ma, soprattutto, una gran voglia di raccontare storie. Questa volta è quella, ispirata e toccante, di Safran foer. La prossima, crediamo, sarà altrettanto riuscita.
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