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15/03/2005
Oldboy di Chan-wook Park (Sud Corea, 2003)
 Un uomo viene rinchiuso per quindici anni, senza una chiara ragione, in un appartamento dove il suo unico contatto con l'esterno è la televisione. Liberato dai suoi aguzzini vivrà cercando vendetta.
Un saggio netto e preciso sulla vendetta. Che fa sembrare Kill Bill un vengeance movie per educande. Oldboy è una rivelazione. Magnificamente scritto, girato da un talentuoso nuovo autore del cinema coreano (il Park di Symphaty for Mr. Vengeance) e interpretato da un inarrivabile Min-sik Choi. Comincia da un pretesto estremo, quasi inverosimile. Eppure si sviluppa con naturalezza, colpendo tanto l'occhio (uno su tutti: il piano sequenza con carrello laterale in cui Oh Daesu, inarrestabile, si scontra con alcuni dei suoi aguzzini) che il cuore dello spettatore, scosso fino all'ultimo fotogramma. Forse qualche spigolatura qua e là (soprattutto in alcune scelte di montaggio) ma fa parte del gioco. Assolutamente: imperdibile e implacabile. Splendida la fotografia di Chung Chung-hoon (che altro ha fatto?). Gran Prix all'ultimo Festival di Cannes (meritatissimo). Piccola curiosità: il già citato combattimento in piano sequenza nel corridoio, nella sceneggiatura iniziale, prevedeva più di 100 inquadrature.
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