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26/02/2005
Milano Calibro 9 di Fernando Di Leo (Italia, 1972)
Crollano definitivamente tutti i miei pregiudizi su Fernando Di Leo. Cenere sulla testa. Lungi dall'essere l'ennesimo fenomeno del passato, ripescato più o meno casualmente da flotte di critici in erba e giovani bloggers (sarà la stessa cosa?), Di Leo ha (aveva purtroppo) un senso dell'azione come pochi altri registi in Italia.
Milano Calibro 9 è un poliziesco superbo. Praticamente perfetto. Un film che procede inarrestabile con la precisione di un orologio, scandito dalle indimenticabili musiche di Bacalov. Entusiasma la regia di Di Leo. Il montaggio netto e serrato, la macchina da presa dinamica, i complessi intrecci fra le inquadrature. I primi minuti sono francamente perfetti. E Milano sullo schermo diventa una metropoli spietata e corrotta, che non ha nulla da invidiare alle desertiche metropoli del poliziesco americano. Merito tanto di Di Leo che della scrittura di Scerbanenco. Gastone Moschin (qui in stato di grazia) è perfetto nel ruolo di truce uomo della mala, pesce piccolo in un mare di pesci più grandi e pericolosi di lui. Altro che poliziottesco questo è noir all'italiana. Un poliziesco assolutamente da vedere. Ci si chiede, anche stavolta, dove siano finiti i Bava, i Fulci e i Di Leo, nel cinema italiano di oggi...
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