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08/12/2004
Ferro 3 - La casa vuota di Kim Ki-Duk (Sud Corea, 2004)
 Un ragazzo che consegna pubblicità a domicilio entra nelle case che trova vuote, vive lì, usa gli oggetti dei proprietari, e poi se ne va. In una lussuosa casa incontrerà una ex-modella maltrattata dal marito. I due presto diventeranno inseparabili.
A cosa serve la parola quando è sufficiente la bellezza delle immagini? Sembra questo l'interrogativo imperante nel cinema dell'autore coreano più interessante degli ultimi anni. Kim con Ferro 3 raggiunge delle vette di lirismo difficilmente eguagliabili. Qualcuno potrebbe pensare a Bresson, qualcun'altro a un certo Antonioni. La verità è che il cinema di Kim è il cinema di un autore consapevole dei suoi mezzi e dell'importanza di tempi e ritmi della narrazione. E della visione. Compone le inquadrature con delicatezza, esplora le sensazioni dei suoi personaggi dalle tracce che lasciano i loro corpi, e ci regala delle soggettive insicure e fluttuanti fra le più belle che si possano desiderare. Il desiderio di scomparire, e quello di continuare a vedere e ad amare. Il bacio fra i due protagonisti è una folgorazione sulla via di Damasco. Andatelo a vedere in estasi silenziosa: Ferro3 è uno di quei rari film che lasciano una traccia, profonda, nello spettatore.
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