|
19/09/2004
Dead or Alive 2 di Takashi Miike (Giappone 2000)
Si può fare il sequel dell'apocalisse? Se ti chiami Takashi Miike la risposta è si. Abbandonata ogni coerenza narrativa (e non solo) con il precedente episodio, Miike gira uno yakuza movie più delicato, lento, intimista. Del primo "Dead or alive" rimangono soltanto le spoglie mortali. I due protagonisti, il regista (ovviamente), e qualche riferimento ammiccante (il braccio robotico di Sho Aikawa durante la recita, visto che quello vero lo aveva perso nello scontro finale del primo "Dead or alive"). Miike si fa beffe di una delle istituzioni del cinema d'azione: il sequel. E lo spettatore si trova di fronte a un film totalmente nuovo e fresco, che non ha praticamente alcun rapporto sostanziale con il precedente. "Dead or alive 2" non è una corsa frenetica di montaggio e violenza manga. Chi si aspetta la stessa dose di questi ingredienti vista nel primo episodio rimarrà deluso. Piuttosto è un film quasi Kitaniano (già mi pento di aver inventato questo aggettivo). I due yakuza solitari, la nostalgia per l'infanzia, il gioco come momento di assoluta fuga dal mondo. Addirittura una recita in maschera per bambini, con espliciti riferimenti sessuali, alternata in montaggio al massacro fra un clan cinese e uno giapponese. Eppure rimane profondamente un film Made in Miikeland. Il cadavere dal pene gigante, le ali dei due angeli vendicatori, le tra pallottole che uccidono il nano come in un videogame. Miike non rinuncia mai al suo cinema ludico, fatto di stupore e shock per il pubblico. Ma qui lo fa con una sensibilità diversa, e una malinconia particolare. Una lancia a parte va spezzata per i due protagonisti, che qui hanno spazio sufficiente per mostrare di non essere solo due facce da gangster. E per Tsukamoto, che gigioneggia sullo schermo in una performance irresistibile.
|