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10/09/2004
Two sisters di Kim Ji-Woon (Sud Corea, 2003)
Due sorelle adolescenti ritornano nella loro vecchia casa. Non sappiamo dove siano state, o cosa abbiamo fatto prima. Sappiamo solo che ad attenderle trovano una perfida matrigna e un padre assente. I fatti che inizieranno a verificarsi dal loro ritorno diventeranno via via più spaventosi...
Una splendida favola horror. Gli ingredienti ci sono tutti: la matrigna cattiva, due cenerentole maltrattate, un maniero elegante e glaciale. Ingredienti mescolati con sapienza da Ji-Woon, che realizza un horror sorprendente per eleganza e perfezione stilistica. Il lavoro di Ji-Woon dietro la macchina da presa è eccellente, specie quando si scatena in ambigui piani sequenza, o in ermetici flashback intermittenti. La fotografia è di una eleganza quasi di maniera, con un'abbondanza di toni freddi e saturi capaci di rendere palpabile l'atmosfera della villa in cui si svolge la vicenda. La villa. "Two sisters", come era già accaduto in "Dark Water", si concentra soprattutto sulla rappresentazione dello spazio per suscitare angoscia e tensione. L'unità di luogo (da sempre gradita a Ji-Woon, si veda il suo "Quiet Family", poi rifatto da Miike), unita all'atmosfera angosciante che pervade ogni fototgramma, genera una sorta di claustrofobia dello sguardo spettatoriale, intrappolato con le due sorelle nei perversi meccanismi delle dinamiche familiari e della psiche adolescenziale. Claustrofobia che, guarda caso, è la chiave di volta per la comprensione dell'intero film. La cupa magione delle due fantasmatiche sorelline entra di diritto fra gli edifici più angoscianti nella storia del cinema horror, insieme alla tante villete a la Bates e ai deserti palazzoni a la Overlook Hotel. (memorandum: perché non dedicare un saggio, o una tesi di semiotica del cinema, alla rappresentazione dell'ambiente abitativo nel cinema horror? distinguendo innanzitutto due vie alternative: l'ambiente familiare e il non-luogo abitativo ... wow...). Chi si aspetta un horror fatto di urla e salti sulla poltrona rimarrà deluso. "Two sisters" più che terrorizzare, costruisce angoscia. Lentamente e progressivamente. E lo fa con una maestria che merita attenzione.
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