|
28/01/2009
Lasciami entrare di Tomas Alfredson (Svezia, 2008)

Oskar è un ragazzino pallido, vittima designata dei bulletti della scuola. Eli è una vampira bambina, condannata a un'eternità da tredicenne. Le loro solitudini si incontreranno in una razionalista e innevata periferia svedese.
Freddo, geometrico, minimale. E magistralmente girato. Lasciami entrare (Låt den rätte komma in, citazione di una canzone di Morrissey) è l'horror più interessante visto al cinema da un bel po' di tempo a questa parta. Interessante perché atipico, perché più concentrato sulle emozioni dei suoi personaggi che sulla facile partita del sangue. Non mancano scene esplicite con canini, sangue e orrore. Anzi, chi le apprezza (come me) uscirà dalla sala più che soddisfatto. Ma non è lì la bellezza del film. Ciò che affascina e commuove (sì, commuove) nel film di tomas Alfredson (tratto da un romanzo molto conosciuto in Svezia) è la capacità di ritrarre con delicatezza un innamoramento adolescenziale che definire atipico sarebbe un eufemismo. Il mondo è cattivo, per sopravvivere bisogna uccidere. L'amore è cattivo, ti succhia il sangue. Ma tu non puoi farne a meno. E uccideresti per lui.
|