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28/10/2008
Control di Anton Corbijn (Uk-Usa-Australia-Jap, 2007)

Ascesa e declino di Ian Curtis, cantante dei Joy Division: da sconosciuto ragazzotto di una qualunque bricktown inglese a icona della controcultura new wave. Morto suicida a 23 anni, con una vita troppo intensa alle spalle.
Da qualche anno il cinema ha riscoperto il fascino delle rockstar. Kurt Cobain, Bob Dylan e (tra poco) Jimi Hendrix sono diventati valide alternative ai supereroi che affollano il grande schermo. Icone della società contemporanea, stupefacenti (seppur senza superpoteri) e immortali (soprattutto se morti).
Ian Curtis era uno di loro. Una cometà passata troppo velocemente sulla terra, sacrificatasi per troppa sensibilità, regalando al mondo del rock una delle sue maschere più tormentate. Anton Corbijn, regista di video e talentuoso fotografo alla sua prima prova cinematografica, ha deciso di portare sullo schermo la sua maschera pallida e nevrotica, ispirandosi al romanzo autobiografico della moglie di Curtis.
Il risultato, Control, è un biopic musicale cupo ma vitale, a volte lento (come la vita di chiunque) ma sincero nell'amore per i suoi personaggi. Sam Riley è straordinariamente credibile, un gemello mai nato di Curtis. La fotografia, manco a dirlo, è sublime. Corbijn regala nuova dignità al termine grigio. E le canzoni dei Joy Division fanno il resto: disperatamente meccaniche, inesorabilmente romantiche. Uscirete dalla sala in cerca della vostra vecchia copia di Unknown pleasures.
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