|
04/05/2008
Steamboy di Katsuhiro Ôtomo (Jap, 2004)

Un giovane inventore, che vive alla periferia della Londra vittoriana, riceve dal nonno (anche lui inventore) un misterioso pacco. Il contenuto, una potente fonte d'energia chiamata Steamball, fa però gola a una organizzazione che bussà alla porta del giovane. E a Rei non resterà che fuggire alla ricerca del nonno, mentre inizierà a scoprire i poteri del manufatto.
A volte, purtroppo, non bastano 2.000 animatori che lavorano incessantemente 24 ore su 24. Perché se l'idea non è buona, e la sceneggiatura è anche peggio, il risultato non lo garantirà certo la tecnica.
Ecco, è duro da dire, soprattutto da parte di chi come me ha adorato i precedenti lavori (in tutti i formati) di Ôtomo, ma Steamboy è davvero, davvero, una delusione. Sì, l'ambientazione è favolosa. L'animazione è eccellente. Le macchine volanti steampunk sembrano uscite dai sogni di un meccanico vittoriano in acido. Ma tutto il resto non è all'altezza. E Steamboy arranca: arranca dietro una sceneggiatura un po' banalotta, arranca dietro personaggi piatti. Arranca dietro dei dialoghi che, francamente, ti verrebbe voglia di picchiare chi li ha scritti ("Ah, la scienza! La scienza! E l'uomo! E il potere!"). Triste dover scrivere così dell'ultimo lavoro di un autore che, con Akira, costruiva il cyberpunk mentre William Gibson aveva appena iniziato a immaginarlo per noi.
|