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24/04/2008
Quel pomeriggio di un giorno da cani di Sidney Lumet (Usa, 1975)

Un uomo organizza un colpo in banca per pagare l'operazione al suo amante che vuole cambiare sesso. Ma la polizia arriva prima della fuga: e quella che doveva essere una rapina "fuori in sessanta secondi" si trasforma nella più lunga diretta televisiva nella storia della cronaca nera americana.
C'è tutta la nevrosi, la confusione e la disperazione degli anni '70 americani nello sguardo che Al Pacino sfoggia con fierezza quando urla alla folla fuori dalla banca di Quel pomeriggio di un giorno da cani. Basato su un fatto di cronaca realmente accaduto, il film di Lumet mette in scena le gesta di John Wojtowicz e la rapina che il 22 agosto 1972 tenne Brooklyn, e mezza America collegata in diretta tv, con il fiato sospeso.
Unità di luogo, di azione e (quasi) di tempo: tre condizioni sotto le quali Lumet ha già dimostrato, anni prima e con Peter Fonda, di saper lavorare magistralmente. E anche qui la celluloide si trasforma in miracolo: regia netta, complusiva e sapiente. Attori straordinari. E svariate decine di premi a seguire.
Ma Quel pomeriggio di un giorno da cani, oltre che una raffinata rilfessione sul circo mediatico all'opera, è innanzitutto un thriller teso e misurato, come solo i grandi capolavori sanno essere. E, come i grandi capolavori, riesce a scavare dentro psicologie e sentimenti dei personaggi con la delicatezza di chi ha molto da dire. Splendido.
esposto in prosa arguta da cineblob | | commenti
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