|
09/04/2008
Tokyo Godfathers di Satoshi Kon (Jap, 2003)

Un gruppo di tre barboni malamente assortito (un uomo di mezza età, un gay e una ragazzina scappata di casa) trovano un neonato nell'immondizia alla vigilia di Natale. Invece di riportarlo alla polizia si imbarcheranno in una frenetica ricerca per riportare il piccolo alla madre.
Per fortuna, ogni tanto, capita che qualche distributore italiano si accorga che il cinema di animazione non è per forza una roba da preadolescenti. E provi a portare nelle sale italiane un prodotto di animazione pensato, scritto e diretto per chi ha più di dodici anni. Se poi quel prodotto è un lavoro di uno dei maestri dell'animazione giapponese contemporanea, lo spettatore è anche fortunato.
Tokyo Godfathers, terza prova alla regia del giustamente distribuito Satoshi Kon, è una piccola e preziosa commedia di Natale. Una lunga galoppata, stile Fuori orario (il film di Scorses, mica Ghezzi), che avrebbe tutti gli elementi per diventare sdolcinata e patetica (bimbo nei rifiuti, barboni, vigilia di Natale), ma che invece riesce a essere un lavoro pieno di ritmo e gag azzeccate.
Dietro la patina di una commedia allegrotta e leggera, come se non bastasse, Kon costringe lo spettatore a riflettere sul dramma sociale che opprime migliaia di giapponesi, finiti per le strade di Tokyo perché incapaci di adattarsi a un capitalismo tanto frenetico quanto spietato. La mano dell'autore, anche stavolta, si riconosce: nei tanti piccoli tocchi surreali e onirici che incrinano spesso la veridicità della narrazione. Per poi essere ricondotti alla realtà dei fatti (la "fata" che salva uno dei barboni, dopo qualche minuto, si dimostrerà solo un travestito).
Dopo il "piccolo" successo nelle sale italiane del 2004, Kon ha avuto la fortuna di essere distribuito ancora nel Belpaese. O piuttosto: quella fortuna l'abbiamo avuto noi. Che con Paprika, finito in concorso a Venezia (!!!), abbiamo visto una delle più deliranti odissee animate mai arrivate sul grande schermo.
|