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28/03/2008
Still life (Zhang Ke Jia, China-HK 2006)

Un minatore arriva nel villaggio di Fengije, inondato per volontà dello Stato, alla ricerca dell'ex moglie bambina che non vede da anni. Intanto anche una donna fa lo stesso viaggio, alla ricerca del marito fedifrago e assente. Le due coppie si ritroveranno, solo una di ricomporrà.
Il Leone d'Oro 2006 al Festival del Cinema di Venezia è una sonora delusione. Perché va bene il coraggio di mostrare una Cina allo sbando: rurale, ma già postindustriale. Postatomica, quasi, vista la desolazione che alberga tra la distruzione che si autoinfligge. Ma il neorealismo, a tratti magico, in salsa Shanxi del giovane regista cinese lascia davvero il tempo che trova. E il tempo, in questo film, è davvero troppo. Still Life è lento, lento, lento. E la lentezza non porta da nessuna parte, al contrario di quanto avviene in altri registi asiatici più talentuosi. Zhang Ke Jia, forse, vorrebbe un po' essere Antonioni. Non lo è. Gli va riconosciuto, comunque, un talento particolare per la composizione dell'inquadratura: difficilmente banale, quasi sempre da contemplare come lo scatto di un reporter magnum. Non basta, purtroppo, a salvare un film.
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