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05/03/2008
Non è un paese per vecchi di Ethan e Joel Coen (Usa, 2007)

Un saldatore con la passione per la caccia di frode (Josh Brolin) trova, durante una battuta nel deserto, una valigetta con due milioni di dollari. Unica superstite di uno scambio di droga finito male. I soldi sono della mafia messicana, che metterà sulle sue tracce un killer (Javier Bardem), psicopatico a tal punto da trasformare la caccia in un fatto personale.
C'è una scena, nell'ultimo film dei Coen, in cui lo sceriffo Bell (Tommy Lee Jones) entra nell'obitorio per vedere un cadavere che, per tutto il film, ha tentato di evitare. E la cui morte, tanto temuta, noi abbiamo appena intravisto in una splendida sequenza al ralenti durata qualche istante. Tommy Lee Jones, sotto il neon verdastro, si ferma immobile a guardare quel corpo. Nessuna espressione, nessuna lacrima o smorfia. Solo un volto impassibile e desertico, percorso da rughe come canyon nel deserto.
Ecco, la bellezza di Non è un paese per vecchi è racchiusa in questi 40 secondi. E in altre due ore spaccate in cui i Coen realizzano quella che, fino a ora, è la loro opera migliore. Uno splendido noir poco metropolitano, molto western. Dove tutto, dalla prima inquadratura allo sguardo vuoto di Javier Bardem, funziona come dovrebbe.
Nulla, qui, è fuori posto: i paesaggi sono l'America, la violenza è l'America, il serial killer psicopatico con la sua morale è l'America. L'America come l'abbiamo letta, immaginata e vista migliaia di volte. Eppure, nell'ultimo film dei Coen, ci affascina come se la vedessimo per la prima volta. Come se tutto, dagli aridi paesaggi del deserto alle sparatorie nei motel, fosse nuovo per il nostro occhio. Questo è il cinema.
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