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11/02/2008
Tutte le sere alle nove di Jack Clayton (Gran Bretagna, 1967)

Sette bambini, impregnati dal senso di colpa e dai precetti del cattolicesimo, perdono la mamma malata. Per non finire in orfanotrofio, decideranno di seppellirla in giardino. E creare un tabernacolo per non perdere la sua memoria. E la sua presenza.
Ancora bambini, ancora grandi case semideserte, ancora pulsioni erotiche incoffessabili preasolescenziali. se la coerenza iconografica (al cinema) fosse una virtù, e per me lo è, Jack Clayton non potrebbe che essere un virtuoso. E lo è, infatti.
Tutte le sere alle nove è uno straordinario kammerspiel su ciò che i bambini vedono, capiscono e vogliono. Con una truppa di marmocchi eccezionali e un Dirk Bogarde in grandissima forma: convincente sia come carnefice, che come vittima.
C'è più turbamento erotico nello sguardo di una di queste bambine, quando scopre il contatto carnale-gioco con il padre, che in centinaia di ammiccamenti hollywoodiani. Se il cinema britannico tornasse a fare film del genere, io mi trasferirei a Londra.
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