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16/03/2009
Watchmen di Zack Snyder (Usa, 2009)

Ascesa e declino (soprattutto) dei Watchmen, giustizieri mascherati depressi e un po' paranoici, in un'America distopica dominata dal sogno repubblicano di Richard Nixon (giunto al suo terzo mandato dopo aver vinto anche la guerra in Vietnam).
Devo ringraziare Zack Snyder se dopo aver visto il suo Watchmen, adattamento cinematofragico dello straordinario fumetto di Moore e Gibbons, mi è tornata voglia di aggiornare questo blog. Perché di uno come Zack Snyder, regista statunitense eccessivo e mainstream al contempo, bisogna parlarne. E bisogna parlarne perché Snyder, come ha notato giustamente un amico (murda? kekkoz? rob? non mi ricordo...), è un Autore del nuovo cinema americano. Poco importa se la sua visione estetica del mondo, ciò che lo rende immediatamente riconoscibile, sia sintetica, ipercinetica e un po' kitsch. Lo è anche La Chapelle, eppure nessuno mette in dubbio il suo valore artistico. L'importante, come nel caso di Snyder, è che questa visione sia coerente.
Watchmen possiede questa coerenza e per questo dobbiamo ringraziare Snyder, che mette in scena il migliore degli adattamenti possibili di un'opera complessa e stratificata come la graphic novel di Moore-Gibbons. Contano poco le infedeltà di cui il film è infarcito rispetto al testo originale (una su tutte, il ruolo cristologico del Dottor Manhattan). Perché il Watchmen di Snyder, nelle sue quasi tre ore (!!!), riesce a garantire coerenza visiva e fedeltà all'opera senza risultare pedante o meccanico. E in alcuni casi, come nel bellissimo dialogo su Marte tra il dottor Manhattan e lo Spettro di Seta, riesce addirittura a emozionare più dell'originale. Perfetta la scelta dei protagonisti, che mi ha fatto scoprire uno straordinario Jeffrey Dean Morgan. Andatelo a vedere, portate con voi i vostri amici e ammirate il vero sogno americano.
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