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25/12/2007
Il padre della sposa di Vincent Minnelli (Usa, 1950)

La piccola odissea di un padre della middle class americana anni'50, immerso nei preparativi per il matrimonio della figlia.
Il padre della sposa di Vincent Minnelli è, forse, una delle commedie più significative del cinema classico americano. Non perché sia impregnato di una comicità irresistibile (si ride, si, ma a denti stretti e con moderazione), quanto piuttosto perché rappresenta l'archetipo di quella commedia leggera (e innocua) che arriva fino ai giorni nostri e sforna titoli buoni solo per una stagione.
Il film di Minnelli, fortunatamente, è sopravvissuto al '50 ed è oggi un piccolo gioiello della commedia americana familiare, con tanto di voce narrante (e sarcastica) e scena onirica post espressionista. E poi c'è la Taylor: che venti mariti fa era, davvero, una creatura adorabile.
12/12/2007
La parola ai giurati di Sidney Lumet (Usa, 1957)

Dodici uomini, chiusi in una stanza, devono pronunciare un verdetto di esecuzione capitale nei confronti di un giovane, accusato di aver accoltellato a morte il proprio padre. La strada verso l'unanimità sarà lunga.
Un prezioso capolavoro del cinema classico americano. Una saggio perfetto, calibrato, su tutto ciò che è umano: giustizia, rabbia, indecisione, menefreghismo, e così via. Il film di Sidney Lumet è la prova che una pellicola può meritarsi l'adorazione di critica e pubblico senza particolari fronzoli, ma con soli 12 uomini chiusi in una stanza per quasi due ore.
Interpreti eccezionali, fotografia eccezionale. Un film perfetto. Anche grazie allo straordinario monologo del "vecchio" (joseph sweeney). Se non l'avete mai visto fate come me, recuperatelo.
P.s.
La curiosità per questo film è nata da qui
03/12/2007
Segnalazioni televisive per insonni (o per chi ha ancora un videoregistratore)

Rai Uno, mercoledì 5 dicembre, ore 2:40
Il Boss di Fernando Di Leo
esposto in prosa arguta da cineblob | | commenti
02/12/2007
La ragazza del lago di Andrea Molaioli (Italia, 2007)

Esiste, in Italia, un gruppo di registi (tutti sulla quarantina) che dà speranza al cinema italiano. Rimasto per troppo tempo ancorato ai "maestri" negli ultimi anni, a volte in via di rottamazione. Si tratta di giovani autori nel senso più ortodosso del termine: registi che portano avanti, in ogni lavoro che fanno, una precisa sensibilità e visione del mondo. I nomi più conosciuti sono quelli di Emanuele Crialese, Paolo Sorrentino o Matteo Garrone. Tra i pochi capaci di mettere d'accordo critica e pubblico, cosa non facile di questi tempi.
Ecco, mi piace pensare che Andrea Molaioli sia già uno di loro. Perché tutti quesgli anni accanto a Nanni Moretti, anche se sei al tuo primo film per ol grande schermo, danno fiducia. E perché la ragazza del lago è un film intenso. Delicato. Un noir capace di affascinare lo sguardo senza urlare, scavando nei personaggi e lasciandoli un po' grezzi quando serve. Da vedere, per sperare ancora nel cinema italiano. E anche perché il protagonista è il miglior attore italiano vivente.
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