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02/09/2007
Visitor Q di Takashi Miike (Jap, 2001)

Un reporter fallito. Una madre eroinomane. Una figlia battona. E un adolescente violento. Ma per dare un nuovo ordine ai disequilibri della nevrotica famiglia Yamazaki arriverà uno sconociuto visitatore. Con la fissa delle sassate in testa.
Il ritratto grottesco della famiglia media giapponese. Ossessionata da manie, dipendenze, perversioni e infedeltà. Necrofile o incestuose che siano.
Tra i film più discussi e conosciuti di Miike, realizzato in video per la modica cifra di 70 mila dollari come sesto capitolo della serie Love Cinema, Visitor Q è un folle kammerspiel dove critica sociale e nonsense si sposano per documentare il cammino della famiglia Yamazaki verso una ritrovata unità. Poco importa se questa passi dal grand guignol di una giornalista fatta a pezzi e di un paio di bulli massacrati con le cesoie. Alla fine dei conti la famiglia è salva, e questo è quello che conta. Inutile chiedersi chi, o cosa, rappresenti l'anonimo visitatore del titolo. Vero artefice, con le sue sassate in testa, di una reunion sotto il segno della follia più liberatoria.
Visitor Q potrà disgustarvi. O al contrario sembrarvi geniale. Di certo non vi lascerà indifferenti.
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