|
20/06/2006
Premonition di Norio Tsuruta (Jap, 2004)

Un uomo assiste impotente al tragico incidente in cui perde la vita sua figlia: solo pochi attimi prima gli era apparso un ritaglio di giornale che annunciava la morte della bimba. Sconvolto dall'accaduto divorzierà dalla moglie e trascurerà il lavoro, ma le apparizioni del misterioso giornale continueranno a tormentarlo portandolo sull'orlo della pazzia.
Un po' Accadde domani, un po' Final destination, Premonition è un film che, purtroppo, sfrutta solo in parte le idee interessanti da cui parte, perdendosi nella riproposizione un po' annoiata di spaventi e trovate già viste (da Kurosawa a Nakata). Secondo capitolo (dopo Infection) del J-Horror Theater, serie horror voluta dal produttore di Ringu e Ju-on Taka Ichise, il film di Tsuruta parte bene ma si incastra man mano che ci si avvicina al finale, fino a un confusionario carosello di paradossi spazio-temporali che lascia un po' il tempo che trova. Qualche immagine forte (la donna senza faccia, la bambina totalmente ustionata), ma pochi salti dalla sedia, forse anche per colpa di un protagonista che non fa molto oltre a sgranare gli occhi e spalancare la bocca. Peccato.
15/06/2006
Volver di Pedro Almodovar (Spagna, 2006)

Tornare. Tornare dalla morte, tornare al proprio paese, tornare al proprio cinema. E' questo che fa Almodovar col suo ultimo film: un ritorno al suo primissimo cinema, quasi che il regista spagnolo, dopo il picco di Parla con lei e La mala education, si sforzi per rifare se stesso. Almodovar che gira un film di Almodovar, con le donne di Almodovar, splendide e passionali quanto miseri sono gli uomini di un universo coloratissimo, popolare e profondamente kitsch. Ma la passione? Quella forse non ritorna. Il film è bello per carità, il decoltè della Cruz mozza il fiato, ma il mondo di Volver dopo un po' stanca. Nessun picco, qualche bella trovata, per una black comedy sentimentale dove le donne rischiano di trasformarsi, ahinoi, in splendide figurine bidimensionali con la lacrima facile. Per cultori del regista e amanti dei decoltè.
06/06/2006
L'uomo senza sonno di Brad Anderson (Spagna, 2004)

Un operaio, che soffre di una forma cronica di insonnia, causa per errore l’amputazione della mano di un collega. Guardato con sospetto dai compagni di lavoro inizierà a frequentare un sedicente operaio di nome Ivan, sprofondando in un fiume di paranoia che si concluderà con un'inevitabile rivelazione.
L’uomo senza sonno non mi è piaciuto. Non perché sia un brutto film, anzi. La fotografia è curatissima, la regia intelligente e Christian Bale, autoridottosi a scheletro per recitare la parte del paranoico-operaio-insonne, è straordinario. E allora perché? Perché per quanto il film sia ben girato e curato è ampiamente ‘telefonato’. Magari non sappiamo esattamente ‘come’ andrà a finire, ma sappiamo, già dalle prime scene, che nel mondo del protagonista c’è qualcosa che non quadra, che tutto non è come sembra, ecc… ecc… Da lì ad arrivare al finale è una piacevole passeggiata, però è solo una passeggiata: nessuna vera sorpresa e molto già visto. Brad Anderson, il regista, è relativamente giovane, bravo e viene (anche) dalla tv. In futuro farà di meglio.
|