(will not be corrupted by tumblr)

27/01/2005

 il vostro umilissimo cineblob si scusa per l'assenza di questi giorni e per quella dei giorni a venire, ma una grossa scadenza pesa sulla sua capa e gli impedisce di sollazzarsi in molteplici visioni.

quindi.

in questi giorni di sudore@fatica si limiterà a postare poche linee disordinate per visione. con la speranza di suscitare ugualmente le vostre reazioni da bravi cani di pavlov.
iniziamo.

Hana-bi: quando ero giovane (e folle) pensavo che Sonatine fosse il capolavoro di Kitano.
Alla decima (ma chi le conta più ormai...) visione di Hana-Bi mi sono ricreduto, Hana-Bi è la più alta vetta raggiunta dal regista. Probabilemente da qui in poi il cammino può andare solo in discesa (e così è stato).
Diviso equamente in due parti (la ricostruzione della sparatoria e il viaggio di Nishi con la moglie) ha la geniale intuizione di accostare cinema e pittura mettendoli in risonanza. Splendido il lavoro sulle musiche di Hisaishi. Arriva Yamamoto alla fotografia e si nota. Comincio tuttavia a odiarlo perché se si scrive di un film così non se ne esce più fuori.

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19/01/2005

 [piccolo post  a carattere personale e di fastidio]

mentre tutti i cinebloggers più o meno bolognesi vanno al FFF e si buccazziano, il vostro umilissmo CinEBloB, memore della disorganizzazione del festival degli anni scorsi e impegnato nel suo lavoro sibillino sul cinema giapponese contemporaneo, ha deciso di non frequentare questa edizione del festival.
si consola spocchiosamente sapendo che la quasi totalità delle proiezioni non sono anteprime o le ha già in DVD.
però forse un saltino... tra un Takashi Ishii e l'altro... si potrebbe fare...

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14/01/2005

 Boiling Point  di Takeshi Kitano (Giappone, 1990)

Il giovane Masaki, pessimo giocatore di baseball e altrettanto incapace inserviente in una pompa di benzina, si mette nei guai con la yakuza. Decide quindi di recarsi a Okinawa con l'amico Kazuo per comprare un'arma con cui difendersi. Qui conosceranno Uehara, folle yakuza sodomita e imprevedibile che li aiuterà in modo inaspettato e li preaparerà allo scontro...

La seconda opera di Kitano (la prima secondo qualcuno, visto l'assoluto controllo sul film che non aveva avuto in Violent Cop) è anche il film più destabilizzante del regista giapponese. Qualcuno lo ha definitio il più godardiano dei suoi film. Sicuramente è il suo film più folle, anche più del pandemonio meccanico di Getting any.
Boiling point è un romanzo di formazione senza la formazione. Il viaggio di due stralunati che vogliono affrontare la yakuza con l'ingenuità di chi non sa stare al mondo. Nel loro cammino incontrano Uehara, un vulcano vivente, yakuza folle e dai modi antisociali che li accompagnerà/maltratterà nel loro breve viaggio a Okinawa.
C'è già tutto il Kitano degli anni migliori, eppure qui è in una forma così brutale e primitiva (in tutto) da spiazzare. Accanto alla follia della yakuza l'ordine geometrico del baseball, e dei campi lunghi che inquadrano le immobili partite di Masaki e i suoi compagni. Per filologi (e non) del regista giapponese pluripremiato in Italia.

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09/01/2005

The Grudge di Takashi Shimizu (USA, 2004)


Una studentessa americana lavora in Giappone come assistente sociale. Un giorno viene inviata in una casa abitata da una anziana signora catatonica. In quella casa trova però uno strano bambino con un gatto. Presto si renderà conto di essere entrata a far parte di qualcosa di malvagio...

Takashi Shimizu è un perfezionista. Un regista che (ri)gira lo stesso film per ben tre volte (o 5?) deve essere davvero ossessionato da una storia. O forse non ha nient'altro da dire, chissà. The Grudge conferma quello che tutti i fan (o i semplici conoscitori) dell'originale Ju-on si aspettavano. Era già successo con Ringu, ora con Ju-on, presto con Dark Water, etc... Si prende un film asiatico che ha riscosso un certo successo, lo si ripulisce (preferibilmente dagli occhi a mandorla) e lo si rigira involgarendolo. Si semplificano strutture narrative, si spende di più, si mette più CG, si mostra di più quello che sarebbe meglio non vedere.
The Grudge fa lo stesso con Ju-on, anche se Shimizu per fortuna evita di linearizzare l'intreccio e mantiene la struttura a incastri dell'originale.
Non che sia pessimo, anzi. Sicuramente è un buon horror, considerato il livello medio delle produzioni USA degli ultimi anni. Però perde il fascino (esiguo, secondo me) della precedente versione cinematografica giapponese (quella televisiva non l'ho ancora vista e non credo lo farò a breve).
Ben vengano, comunque, produzioni del genere. Prima o poi, a furia di spingere la curiosità degli spettatori verso gli originali, apriranno anche gli occhi dei distributori.

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07/01/2005

 Volcano High di Kim Tae-kyun (Sud Corea, 2001)

Kim, un liceale dotato di strani poteri telecinetici e di impressionanti capacità combattive, viene espulso da ogni liceo in cui si iscrive. Si ritroverà infine all'istituto Volcano, in una guerra che coinvolge i club sportivi, il corpo docente e un illuminato preside Buddha.

Diciamolo subito. Volcano High è un film che va preso per quello che è: un live action manga. Con tutti i limiti e i vantaggi del caso. Spassoso solo se siete pronti a godere del puro intrattenimento che è pronto a offrirvi, con improbabili scazzottate fra studenti che darebbero del filo da torcere a un saiyan.
Azzeccato l'uso della computer graphic, curatissimo e frenetico il montaggio, che omaggia con degli splitscreen il linguaggio dei fumetti. Ma oltre alla confezione, curatissima, rimane molto poco. Personaggi bidimensionali proprio come se fossero stampati su carta e un umorismo demenziale per adolescenti un po' ritardati. Godibile per passare due ore di relax a base di onde energetiche e liceali in divisa. Niente di più. Atroce, come sempre, il doppiaggio italiano.

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02/01/2005

Violent Cop di Takeshi Kitano (Giappone, 1989)

Azuma, un detective dai metodi poco ortodossi, inizia a investigare su alcuni omicidi collegati a un giro di droga che coinvolge la polizia. Presto si scontrerà con Kiyohiro, psicopatico e sadico killer della yakuza responsabile delle morti. Lo scontro finale, in un oscuro capannone industriale squarciato dalla luce, sarà inevitabile.

Il primo Kitano. Spigoloso, netto, nero soprattutto. Kitano prende in mano le redini di un film in fieri (la regia sarebbe dovuta essere di Fukusaku) e gira un'opera prima semplice ma potente. Riscrive del tutto la sceneggiatura e trasforma un film d'azione in un cupo ritratto di solitudine e violenza.
Un poliziesco nichista e disperato, che si rifà alla tradizione americana (Friedkin e Siegel) ma nel frattempo riscrive, innovandole, le regole del gioco. "Un altra concezione della durata" ha scritto Vincent Ostria sui Cahiers. Tempi morti, pause narrative e poi improvvise esplosioni di violenza. Macchina da presa fissa, inquadrature essenziali, lunghi piani sequenza.
Nasce uno dei più importanti autori del cinema contemporaneo, e pochi ne intravedono subito l'importanza. Fondamentale sia per capire il cinema giapponese contemporaneo, sia per capire il cinema d'autore di oggi.







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