|
14/04/2009
Mostri contro alieni di Rob Letterman e Conrad Vernon (USA, 2009)

Pochi giri di parole: Mostri contro alieni è una delusione. Ed è una delusione per il motivo opposto e speculare a quello per cui Wall-E è un capolavoro. Lì, nel film del piccolo robottino compattatore, la tecnologia si fa poetica, il 3D è il mezzo (non il fine) per raccontare una storia (comunque bellissima). Qui, nel primo fillm in Tru3D distribuito in sala in Italia, accade esattamente l'opposto: è la storia a essere a servizio della tecnologia. E quindi ecco un tripudio di esplosioni, particelle che volano verso lo spettatore, mani che si tendono oltre lo schermo, etc... etc... La storia, invece, resta in cantina.
Il nuovo 3D, per carità, è divertente (anche se ci si mette un po' ad abituarsi e qualcuno giura di avere un gran malditesta). Il film, invece, va velocemente in archivio nella categoria: "Solo l'ennesimo film in 3D non della Pixar". Speriamo in futuro di vedere, "fuori dallo schermo", storie migliori.
16/03/2009
Watchmen di Zack Snyder (Usa, 2009)

Ascesa e declino (soprattutto) dei Watchmen, giustizieri mascherati depressi e un po' paranoici, in un'America distopica dominata dal sogno repubblicano di Richard Nixon (giunto al suo terzo mandato dopo aver vinto anche la guerra in Vietnam).
Devo ringraziare Zack Snyder se dopo aver visto il suo Watchmen, adattamento cinematofragico dello straordinario fumetto di Moore e Gibbons, mi è tornata voglia di aggiornare questo blog. Perché di uno come Zack Snyder, regista statunitense eccessivo e mainstream al contempo, bisogna parlarne. E bisogna parlarne perché Snyder, come ha notato giustamente un amico (murda? kekkoz? rob? non mi ricordo...), è un Autore del nuovo cinema americano. Poco importa se la sua visione estetica del mondo, ciò che lo rende immediatamente riconoscibile, sia sintetica, ipercinetica e un po' kitsch. Lo è anche La Chapelle, eppure nessuno mette in dubbio il suo valore artistico. L'importante, come nel caso di Snyder, è che questa visione sia coerente.
Watchmen possiede questa coerenza e per questo dobbiamo ringraziare Snyder, che mette in scena il migliore degli adattamenti possibili di un'opera complessa e stratificata come la graphic novel di Moore-Gibbons. Contano poco le infedeltà di cui il film è infarcito rispetto al testo originale (una su tutte, il ruolo cristologico del Dottor Manhattan). Perché il Watchmen di Snyder, nelle sue quasi tre ore (!!!), riesce a garantire coerenza visiva e fedeltà all'opera senza risultare pedante o meccanico. E in alcuni casi, come nel bellissimo dialogo su Marte tra il dottor Manhattan e lo Spettro di Seta, riesce addirittura a emozionare più dell'originale. Perfetta la scelta dei protagonisti, che mi ha fatto scoprire uno straordinario Jeffrey Dean Morgan. Andatelo a vedere, portate con voi i vostri amici e ammirate il vero sogno americano.
02/02/2009
Storm rider - Clash of evils di Dante Lam (HK-China, 2008)

Dispiace dirlo, ma ci sono poche ragioni per vedere Storm rider - Clash of evils. Secondo capitolo animato della saga di Vento e Nuvola, impareggiabili maestri di kungfu legati da una profonda amicizia (oltre che da una maledizione), il film di Dante Lam è una sconclusionata maratona di arti marziali dove tutto si consuma troppo in fretta e allo spettatore viene lasciato appena il tempo di percepirlo.
La sceneggiatura mette troppa carne al fuoco, l'animazione è deludente e la computer graphic sembra datata. Si salvano soltanto un paio di combattimenti, come il fantasioso scontro tra Ao Jue e il maestro Senzanome durante una battuta di pesca (in un lago in cima a un vulcano inattivo...).
Per il resto ci si può benissimo risparmiare la fatica di recuperarlo.
esposto in prosa arguta da cineblob | | commenti
28/01/2009
Lasciami entrare di Tomas Alfredson (Svezia, 2008)

Oskar è un ragazzino pallido, vittima designata dei bulletti della scuola. Eli è una vampira bambina, condannata a un'eternità da tredicenne. Le loro solitudini si incontreranno in una razionalista e innevata periferia svedese.
Freddo, geometrico, minimale. E magistralmente girato. Lasciami entrare (Låt den rätte komma in, citazione di una canzone di Morrissey) è l'horror più interessante visto al cinema da un bel po' di tempo a questa parta. Interessante perché atipico, perché più concentrato sulle emozioni dei suoi personaggi che sulla facile partita del sangue. Non mancano scene esplicite con canini, sangue e orrore. Anzi, chi le apprezza (come me) uscirà dalla sala più che soddisfatto. Ma non è lì la bellezza del film. Ciò che affascina e commuove (sì, commuove) nel film di tomas Alfredson (tratto da un romanzo molto conosciuto in Svezia) è la capacità di ritrarre con delicatezza un innamoramento adolescenziale che definire atipico sarebbe un eufemismo. Il mondo è cattivo, per sopravvivere bisogna uccidere. L'amore è cattivo, ti succhia il sangue. Ma tu non puoi farne a meno. E uccideresti per lui.
19/01/2009
Stella di Sylvie Vefheide (Francia, 2008)

Il primo anno di liceo nella (difficile) vita di Stella: bimba dei quartieri operai nella Parigi del '77, figlia di due baristi scostanti, che cerca di farsi strada in un ambiente borghese in cui non si riconosce.
Il cinema francese ha (ri)scoperto l'infanzia, da sempre magistralmente narrata dai cineasti d'Oltralpe. E Sylvie Verheyde, regista-sceneggiatrice semisconosciuta in Italia, fa degnamente parte dell'ondata di giovani cineasti francesi che ha puntato il suo sguardo sugli under 18. Con un tocco tale da raccontare con delicatezza anche gli scorci più orribili (la pedofilia) che invadono la vita di Stella, adolescente problematica precipitata in un ambiente medioborghese a cui deve imparare ad adattarsi in fretta.
La voce over di Stella, che accompagna il film commentando le immagini in prima persona, per una volta è spontanea e fresca. Spassosissima la festa a casa della compagnetta superpopolare, con tanto di lento adolescenziale di Umberto Tozzi (!!!). Un omaggio dolce e sarcastico a Il tempo delle mele, cult immortale di ogni adolescente (non solo francese). C'è anche Guillaume Depardieu, ottimo malavitoso dongiovanni di periferia in una delle ultime interpretazioni prima di morire.
10/01/2009
Tekkonkinkreet di Michael Arias (Jap, 2006)

"NERO STA MALE PERCHE' IL SUO CUORE E' ROTTO! E SOLO IO POSSO AIUTARLO, PERCHE' SOLO IO HO LE VITI CHE AGGIUSTANO IL SUO CUORE". Bianco
Bianco e Nero, due orfani conosciuti come "I Gatti" per la loro agilità, vivono per strada nella Città del Tesoro scorazzando come due supereroi. Quando troveranno sulla loro strada un gruppo di yakuza vecchio stile, guidati da un mefistofelico boss soprannaturale, li combatteranno fino alle estreme conseguenze.
E' una piccola rivelazione Tekkonkinkreet. Tratto da un manga underground, pubblicato anche in Italia dalla Coconino, il primo anime diretto da un gaijin (Michael Arias, già produttore di Animatrix) sembra il sogno del bimbo sperduto di una postmoderna Isola che non c'è.
La frenesia dell'animazione e del tratto, che ricorda il sottovalutato Mind Game, si scontra perfettamente con la poesia naif dei due fratellini, regalando allo spettatore due ore di immagini che non si dimenticano in fretta. Forse Tekkonkinkreet non piacerà a tutti i palati, complice un ritmo non sempre sostenuto e uno stile particolarmente ricercato, ma il film di Arias è uno di quei prodotti d'animazione che ha il pregio di voler uscire dagli schemi.
Vedetelo, non fosse altro per la poesia infantile che ne impregna ogni singolo fotogramma.
ps
ditemelo voi: ha ancora senso un blog che viene aggiornato una volta ogni due mesi...?
28/10/2008
Control di Anton Corbijn (Uk-Usa-Australia-Jap, 2007)

Ascesa e declino di Ian Curtis, cantante dei Joy Division: da sconosciuto ragazzotto di una qualunque bricktown inglese a icona della controcultura new wave. Morto suicida a 23 anni, con una vita troppo intensa alle spalle.
Da qualche anno il cinema ha riscoperto il fascino delle rockstar. Kurt Cobain, Bob Dylan e (tra poco) Jimi Hendrix sono diventati valide alternative ai supereroi che affollano il grande schermo. Icone della società contemporanea, stupefacenti (seppur senza superpoteri) e immortali (soprattutto se morti).
Ian Curtis era uno di loro. Una cometà passata troppo velocemente sulla terra, sacrificatasi per troppa sensibilità, regalando al mondo del rock una delle sue maschere più tormentate. Anton Corbijn, regista di video e talentuoso fotografo alla sua prima prova cinematografica, ha deciso di portare sullo schermo la sua maschera pallida e nevrotica, ispirandosi al romanzo autobiografico della moglie di Curtis.
Il risultato, Control, è un biopic musicale cupo ma vitale, a volte lento (come la vita di chiunque) ma sincero nell'amore per i suoi personaggi. Sam Riley è straordinariamente credibile, un gemello mai nato di Curtis. La fotografia, manco a dirlo, è sublime. Corbijn regala nuova dignità al termine grigio. E le canzoni dei Joy Division fanno il resto: disperatamente meccaniche, inesorabilmente romantiche. Uscirete dalla sala in cerca della vostra vecchia copia di Unknown pleasures.
20/10/2008
WALL•E di Andrew Stanton (USA, 2008)

Risate, lacrime (non solo per le risate) e stupore: tanto stupore, a bocca aperta, come quando si è bambini. E' inutile, al suo nono lungometraggio la Pixar conferma che il suo cammino verso la perfezione è asintotico: ogni lavoro sembra perfetto, quello dopo è anche meglio.
In WALL•E c'è tutto: il cinema con la sua forza primitiva di meraviglia, distopie a metà tra Asimov e Dick, gag irresistibili, una storia d'amore fuori dall'ordinario e una feroce critica alla società contemporanea. Eppure in sala ride il nerd di trent'anni come il bambino di sei. Ed è in questo che sta la grandezza di chi pensa, scrive e realizza film del genere: riuscire a mettere tutti d'accordo.
E quando qualcosa mette tutti d'accordo, critica & pubblico, c'è solo una parola da usare: capolavoro (d'altronde, quale altra usereste voi?).Correte in sala, non c'è molto altro da dire.
13/10/2008
Il matrimonio di Lorna di Jean-Pierre & Luc Dardenne (Belgio-Francia-Italia-Germania, 2008)

Una ragazza albanese combina un matrimonio di interesse con un tossicodipendente per ottenere la cittadinanza belga. Il patto con la malavita prevede la morte del marito e un nuovo matrimonio, ancora una volta di interesse, con un russo.
La vita vera sullo schermo. Ogni volta che penso ai fratelli Dardenne immagino due maniaci ossessivi, che rendono impossibile la vita di chi deve preparare il mondo che hanno deciso di mettere sullo schermo. Nel loro ultimo film, come sempre, è tutto perfetto. Il lavoro sul profilmico, per i Dardenne, è più importante della stessa regia. E perfetta è anche Arta Dobroshi: incontrata per caso in strada e trasformata in Lorna, giovane emigrante complice e poi vittima di un'organizzazione criminale tanto squallida quanto crudele.
Drammi personalissimi (matrimoni, tossicodipendenze, povertà, aborti) per parlare di drammi diffusi (la disperazione di chi emigra, la solitudine degli ultimi). Unica redenzione, inutile dirlo, è l'amore: poco importa se disperato (bellissimo il bacio tra i due finti sposi) o assolutamente immaginario. Intenso, davvero.
27/09/2008
Ciao spaccone
|